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NON TUTTI SANNO CHE

Mentre bambini e ragazzini erano entusiasti molti genitori si mostrarono perplessi, se non ostili alla novità, come del resto gran parte dell'opinione pubblica (adulta), ma il fallimento di un'interpellanza parlamentare proposta dal senatore Silverio Corvisieri che chiedeva di cancellare Goldrake dai palinsesti televisivi segnò il definitivo trionfo della produzione giapponese.In piena Goldrake-mania si diffuse, soprattutto grazie alla stampa, una falsa notizia, secondo cui i cartoni animati giapponesi (tra cui Goldrake, ovviamente) non erano animati a mano, ma da un computer, che sulla base dei dati inseriti da tecnici in camice bianco faceva tutto da solo. La diceria avrebbe resistito fino agli anni novanta. Nel maggio 1990, infatti, Mangazine pubblicò un dossier sulla Toei Animation di Luca Raffaelli, contenente un'intervista ad Umeda-san, l'allora responsabile della Toei, il quale alla domanda così rispose: Computer? Qui non ci sono affatto. So che in Italia circola la leggenda secondo cui i nostri cartoni animati sono realizzati con il computer, ma le assicuro che qui dentro non ce n'è uno.In Italia, la serie di Mazinga Z giunse dalla Spagna, non direttamente dal Giappone. Il protagonista Koji fu ribattezzato Ryo perché il nome originale aveva una pronuncia ambigua in Spagnolo. Il robot viene citato anche nel testo della canzone di Renato Zero Viva la Rai, dove ad un certo punto il cantante dice "...Viva la Rai, se sarai buono il tuo Mazinga vedrai..."Verso la metà degli anni Ottanta, per conto della Dynamic Planning, Masami Obari ed altri animatori indipendenti dalla Toei Animation iniziarono i lavori per una miniserie di Mazinga Z. Gli OAV si sarebbero dovuti chiamare Daimajinga ma avrebbero presentato gli stessi personaggi noti al grande pubblico, a cominciare dal protagonista Koji. Il robot sarebbe stato più realistico: ad esempio, avrebbe avuto tubi di scappamento ed i pugni a razzo non sarebbero stati in grado di tornare automaticamente alle braccia.La notizia, inizialmente protetta dal più stretto riserbo, riuscì a trapelare e fu diffusa dalla stampa specializzata. La Toei protestò, dicendo alla Dynamic che i diritti sull'animazione di Mazinga erano solo suoi e che non tollerava un Mazinga animato da altri. Come conseguenza di ciò, il progetto Daimajinga fu bloccatoMolti modelli della serie dei Micronauti erano inizialmente dotati di lanciarazzi che scagliavano proiettili di plastica a distanza. Il 31 dicembre 1978, un bambino di Atlanta (Stati Uniti) morì di soffocamento per essersi sparato un proiettile in gola con un modellino di Viper (un caccia spaziale della serie fantascentifica Galactica), e la Mattel, casa produttrice del modellino, ricevette una denuncia che la costrinse a modificare l'intera linea di giochi per eliminare i meccanismi di lancio dei proiettili (questo comunque non impedì a numerosi modelli di essere posti in vendita con i lanciamissili, spesso con i dardi sostituiti da una sorta di proiettile a testa sferica, gommosa). Nello stesso periodo, la Mego prese a distribuire i Micronauti con i razzi incollati e non più proiettabili.Gli indici di ascolto della RAI salivano alle stelle quando Goldrake compariva sugli schermi e si scatenò una sorta di delirio collettivo: l'immagine di Goldrake finì su centinaia di prodotti diversi. Infatti Giocattolo in metallo presso fuso,fumetti, libri, dischi, maschere di carnevale, tatuaggi lavabili e materiale scolastico (addirittura dei doposci e dei sifoni per termosifoni) riempirono i negozi di tutto il Paese. Nato in fondo come spin-off per vendere merchandising, essendo il primo mecha robotico sbarcato in Europa (Francia e Italia innanzitutto) nel nostro paese vendette benissimo qualsiasi gadget o prodottoNel 1975 Go Nagai aveva collaborato alla realizzazione di Uchu-enban Daisensō ('La grande battaglia dei dischi spaziali'), un corto uscito nelle sale cinematografiche giapponesi di circa 30 minuti.Questo venne poi utilizzato come episodio pilota, e in particolare dalla trama ne vennero estratti anche gli ultimi tre episodi della serie televisiva "UFO Robot".In Uchu-enban Daisensō la caratterizzazione dei personaggi era diversa.Lo stesso robot, chiamato Gattaiger (gattai in giapponese significa unione) compariva solo brevemente alla fine, lasciando quale vero protagonista il pilota, ed era completamente differente. Diversi erano anche i colori della livrea di Duke Fleed, la cabina di guida molto simile a quella di Mazinga Z, differenti i nemici. L'atmosfera country invece era già presente.Si trattava in entrambi i casi, a differenza delle serie di Mazinger di un prodotto pensato fin da subito per essere destinato anche ad un pubblico femminile.Il passaggio dal corto all'anime avvenne per insistenza della Popy, ramo della Bandai, noto produttore di giocattoli e videogiochi giapponese. Fu sempre la Popy a chiedere a Nagai, per l'anime, di disegnare le gambe del robot più corte e tozze rispetto a quelle dei due Mazinga, in modo da facilitare il mantenimento della posizione eretta dei modellini.In Italia la serie fu trasmessa per la prima volta martedì 4 aprile 1978 sull'allora Rete 2 (oggi Raidue). La programmazione la suddivise in tre blocchi: dal 4 aprile al 6 maggio 1978 (24 episodi); dal 12 dicembre 1978 al 12 gennaio 1979 (25 episodi); dall'11 dicembre 1979 al 6 gennaio 1980 (22 episodi).Furono infatti doppiate e trasmesse in TV solo 71 puntate su 74, con esclusione degli episodi 15, 59 e 71, e ciò malgrado la RAI avesse acquistato l'intera serie.[1]La prima puntata trasmessa in TV fu introdotta da una breve presentazione fatta da Maria Giovanna Elmi, allora annunciatrice RAI, che spiegava al pubblico italiano le caratteristiche della serie e della fantascienza giapponese e che raccontava del successo riscosso all'estero da questi particolari cartoni animati: era infatti la prima serie robotica giapponese ad essere vista in Italia.In effetti, la Goldrake-mania fece impazzire il Paese, che ben presto divenne il maggiore acquirente occidentale dei cartoni made in Japan proprio grazie al successo di Atlas UFO Robot.Mentre bambini e ragazzini erano entusiasti molti genitori si mostrarono perplessi, se non ostili alla novità, come del resto gran parte dell'opinione pubblica (adulta). Tuttavia, malgrado il disappunto verso la serie avesse trovato finanche l'appoggio di alcuni parlamentari, come il senatore Silverio Corvisieri, membro della Commissione di Vigilanza RAI, che intervenne con un articolo fortemente critico su La Repubblica del 7 gennaio 1979, la serie non fu interrotta e la sua popolarità continuò a crescere.In Italia sono stati realizzati tre adattamenti cinematografici non autorizzati della serie televisiva, nati da un'operazione di montaggio di vari episodi: Goldrake all'attacco, Goldrake l'invincibile e Goldrake addio.Particolarmente rilevante è il primo, con il sottotitolo "La più grande avventura di UFO Robot". Il film, basato su un collage dei primi episodi della serie, presenta infatti una colonna sonora modificata, in cui sono stati aggiunti a più riprese i nove brani in italiano (Ufo robot, Rigel, Venusia, Alcor, Vega, Goldrake, Pianeta Terra, Atlas UFO Robot, Procton) dell'introvabile LP Atlas UFO Robot, cantati, tra gli altri, da Fabio Concato (Rigel, Procton, nonché cori in tutte le altre) e Dominique Regazzoni (Venusia).Nel film possiamo inoltre ascoltare l'inedita versione strumentale della famosa sigla TV italiana UFO Robot, magistralmente orchestrata da Vince Tempera (che in un'intervista ha dichiarato di avere ottenuto proprio con la canzone UFO Robot il più alto successo di vendite!). Il basso è suonato da Ares Tavolazzi, ex componente degli AREA.Il secondo film, Goldrake l'invincibile, raccoglie gli episodi in cui fa la sua prima apparizione Maria Grace Fleed, mentre il terzo, Goldrake addio, contiene l'episodio 71 (titolo giapponese Morus, il capo della guardia dal tragico destino), non trasmesso nella edizione TV italiana e, come sigla di testa, presenta la versione strumentale della sigla originale giapponese prelevata direttamente, con tanto di effetti sonori, dalla musica di sottofondo che accompagna la corsa di Actarus verso il suo robot nascosto nell'hangar sotterraneo.Nelle sale italiane uscì anche un Mazinga contro Goldrake, in cui per la prima volta si vide nei cinema italiani che Alcor e Koji Kabuto altro non erano che lo stesso personaggio con due nomi diversi nello stesso universo nagaiano. Anche questo viene definito da molti "film di montaggio".Il nome Grendizer deriva secondo alcuni dal Gren, il metallo alieno di cui sarebbe fatto il robot, mentre altri sostengono più semplicemente che derivi dalla parola inglese grand (grandioso, imponente). L'origine del nome italiano, invece, ha un grosso debito (si fa per dire) con la Francia, dove la serie riscosse un successo altrettanto clamoroso e dove la RAI l'acquistò. In particolare, Goldrake appare come l'inglesismo di Goldoràk, il nome inventato chissà perché dai francesi, mentre Atlas UFO Robot è il frutto di una vera e propria svista dei funzionari RAI: come detto, la serie fu acquistata in Francia e, come ogni programma televisivo, era accompagnata da quella che tutti gli addetti ai lavori chiamano guide book, ossia la scheda illustrativa, tutti tranne i francesi, che la chiamano atlas, cosicché la dicitura Atlas UFO Robot stampata sulla guida fu scambiata per il titolo originale della serie.[4] In inglese "rake" vuol dire "rastrello" oppure indica il personaggio del 'libertino' nell'iconografia della restaurazione post-cromwelliana (vedi ad esempio la commedia The Country Wife), per cui la traduzione letterale di gold-rake sarebbe 'rastrello d'oro', mentre in senso figurato si potrebbe leggere 'ricco libertino'. Goldrake, tuttavia, può anche leggersi come una crasi dei due vocaboli inglesi golden (dorato) e drake (drago).Goldrake è anche il nome di un fumetto italiano per adulti del 1966 di Renzo Barbieri e Sandro Angiolini, "Goldrake, l'agente playboy" (Edizioni EP), ma non esistono prove di un rapporto di derivazione tra i due nomi.I nomi italiani dei personaggi, mutuati quasi tutti dall'adattamento francese, sono di pura fantasia, ad eccezione di Alcor, Mizar e Rigel, che come Vega (Alpha Lyrae) sono nomi propri di origine araba di altrettante stelle. Alcor e Mizar (Zeta UMa) si trovano nella costellazione dell'Orsa Maggiore e sono un sistema binario di stelle doppie, mentre Rigel (Beta Orionis), pure doppia, si trova in quella di Orione. Actarus, invece, è la trascrizione fonetica della pronuncia inglese di Arcturus (Alpha Bootis), nella costellazione di Boote. Venusia viene chiaramente dall'aggettivo venusiana, ossia del pianeta Venere, mentre Procton deriva probabilmente dall'inglese proton (protone), o più verosimilmente è una trasformazione del nome francese del personaggio, Procyon, che pure è una stella.

CURIOSITA' DAL MONDO DEGLI ANIME GIAPPONESI

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